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Quando lo psicologo genera confusione. I diversi approcci alla mente


Quante volte avete sentito dire "sono andato dallo psicologo, ma mi ha solo confuso ulteriormente le idee"? Quante volte, alla ricerca di una risposta a un disagio, avete imboccato la strada dell'auto-aiuto e siete incappati in libri o articoli che vi propinavano soluzione diametralmente opposte? Quante volte vi siete recati nel reparto Psicologia di una libreria e vi siete chiesti se quei libri di Freud potevano aiutarvi in qualche modo? E quando, leggendo la biografia degli autori, siete stati costretti a districarvi tra diversi titoli di specializzazione (psicologo clinico, psicoterapeuta a orientamento cognitivo comportamentale, psicoterapeuta a orientamento sistemico - relazionale, psicoanalista, psichiatra ecc.) come ne siete venuti a capo? Forse avete scelto il titolo che più vi piaceva e poi lo avete accantonato dopo qualche pagina. Ma perchè questa confusione? Perchè sembra che ognuno proponga soluzioni diverse se la psicologia è una scienza e, come tale, dovrebbe dare solo una soluzione, come avviene per un problema medico?

Una prima importante considerazione. La mente ha natura diversa rispetto ad altri distretti corporei almeno per due motivi: il primo è che la mente è intangibile; il secondo è che, anche quando viene identificata con il cervello, il rapporto tra mente e cervello non è cristallino: è la mente che influenza il cervello o il cervello che influenza la mente? Nel primo caso, in presenza di un disagio o di un disturbo, avrebbe senso agire in maniera terapeutica sulla mente e sul pensiero, in modo da influenzare anche il cervello, nel secondo caso avrebbe più senso agire sul cervello, per poi influenzare la mente. Su questo binomio mente  - cervello si gioca la prima distinzione tra la categoria che include psicologi e psicoterapeuti e quella degli psichiatri. Lo psichiatra ha una formazione medica (è laureato in medicina e si è specializzato in psichiatria) pertanto il suo approccio sarà orientato all'inquadramento del sintomo dalla prospettiva fisiologica. In altre parole, per lo psichiatra il disturbo è sovente conseguenza di un cattivo funzionamento del cervello, che giustifica la prescrizione di psicofarmaci, cioè di farmaci che, al pari delle droghe, hanno un effetto mirato su alcuni neurotrasmettitori. Per lo psichiatra, per esempio, la depressione potrebbe essere dovuta ad uno scompenso di serotonina, che giustificherà la prescrizione di farmaci che aumentano la quantità di serotonina nel cervello. La critica che gli viene mossa è la seguente: i farmaci hanno una durata limitata nel tempo, cosicchè diventa indispensabile assumere altre dosi per perpetrare l'effetto, il che si traduce in un'assunzione quotidiana di farmaci che non hanno effetto curativo ma palliativo. Rimanendo sullo stesso esempio, se la depressione fosse causata da una visione catastrofica della vita, qualora non si agisse anche sull'aspetto mentale, la depressione si potrebbe mai considerarsi guarita?
Lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psicoanalista hanno un percorso di studio comune ma specializzazioni diverse. Nessuno di loro può prescrivere farmaci in quanto la loro formazione è prettamente psicologica e non medica. Queste figure concentrano la loro attenzione sull'aspetto mentale. Ma la mente, come detto in principio, è inconsistente, astratta, pertanto rimuovere un disagio non è come rimuovere una cisti. In quest'ultimo caso ci sono dei sintomi, questi sintomi vengono collegati alla presenza della cisti (che possiamo riconoscere e osservare attraverso gli strumenti medici), infine possiamo rimuoverla e osservare se i sintomi sono del tutto scomparsi. Il disagio psicologico ha un carattere diverso: ci sono dei sintomi, ma nulla di materiale che si possa osservare, analizzare, sezionare, allora che fare? Esiste un'unica strada da percorrere: ipotizzare una causa al problema, elaborare degli strumenti per rimuovere quella causa, infine valutarne scientificamente i risultati. In altre parole: si potrà affermare che la depressione origina da una concezione catastrofica della vita solo se si rileva su gruppo sperimentale di persone depresse che una percentuale elevata di loro ha una concezione catastrofica della vita e se, cambiando quella concezione catastrofica, il problema scompare in un'elevata percentuale di casi. I problemi, tuttavia, per chi cerca di districarsi nelle teorie psicologiche, nascono dal fatto che esistono una moltitudine di diversi approcci, cioè diversi modi di intendere la mente e il disagio e, di conseguenza, diversi trattamenti.  Vediamo, a titolo esemplificativo, alcuni esempi di approcci alla mente:
- L'approccio psicoanalitico: nasce a cavallo tra l'800 e il '900 grazie al fondatore della psicoanalisi, Freud. Per la psicoanalisi il disagio è il risultato di pulsioni inconsce, cioè impulsi così inaccettabili per noi che la nostra coscienza cerca di tenerli a bada confinandoli nella parte della mente di cui non siamo consapevoli: l'inconscio. Dall'inconscio, tuttavia, queste pulsioni agiscono in maniera disturbante. E' come se, durante una lezione, qualcuno disturbasse e venisse allontanato fuori dall'aula, ma da lì, lo studente turbolento recalcitrasse, disturbando ugualmente la lezione. Di che natura sono queste pulsioni inaccettabili? Un esempio: nel caso del piccolo Hans Freud sostiene che la sua fobia per i cavalli fosse dovuta alla rimozione del complesso di Edipo. Secondo la psicoanalisi freudiana il complesso di Edipo è quella fase dello sviluppo psicosessuale in cui il bambino si invaghisce del genitore del sesso opposto fino ad odiare il genitore dello stesso sesso, vissuto come un rivale. Il piccolo Hans, tuttavia, ha dovuto trasferire quell'inaccettabile odio nei confronti del padre nell'inconscio, ma da lì quella pulsione ha continuato a produrre i suoi effetti: quell'odio si è "trasferito" dai meandri dell'inconscio direttamente ai cavalli, perchè proprio ai cavalli? Perchè la loro imbracatura faceva apparire, agli occhi di Hans, che i cavalli avessero i baffi, come suo padre. La psicoanalisi ha sollevato dubbi circa la sua scientificità e sulla possibilità stessa di sottoporre al vaglio della scienza idee che attengono ad aspetti della mente di cui la persona stessa non ha coscienza.
- L'approccio umanistico: nell'approccio umanistico la natura dell'individuo è considerata positiva. Non è vittima di pulsioni aggressive o sessuali inaccettabili, che originano da egli stesso, ma la sua natura è fondamentalmente buona. Egli è teso verso l'autorealizzazione, cioè, in condizioni ottimali egli esternerà la sua creatività, la sua intelligenza, la sua bontà, le sue emozioni positive e negative, per dirla in altri termini egli sarà se stesso, una persona autentica. Affinchè possa realizzare questo potenziale, tuttavia, è necessario che egli cresca in un ambiente che possa sostenerlo, supportarlo, accettarlo così com'è fin dalle prime fasi della sua vita. I teorici di questo approccio, però, sostengono che fin dall'infanzia il bambino non viene accettato incondizionatamente, ma l'amore e la stima dei genitori è sottoposta a condizione ("fai questo, altrimenti non ti voglio bene più"), cosicchè egli si allontanerà dalla sua natura autentica, per diventare ciò che gli altri vogliono, frustrando la sua natura e il suo potenziale, percependosi come un estraneo.
- L'approccio cognitivista: negli ultimi anni ha avuto un enorme successo. Per i cognitivisti siamo il frutto del nostro pensiero: come un vaso trasparente assumiamo il colore del contenuto e il contenuto sono i nostri pensieri. Non siamo in balia di pulsioni, nè dipendiamo da vincoli genitoriali ancestrali, ma, molto semplicemente, siamo ciò che pensiamo, gli obiettivi che pianifichiamo, le convinzioni che abbiamo, gli standard di valutazione che possediamo. E cosa accade se pensiamo che di essere delle persone indegne, che vivono tra persone indegne in un mondo pieno di insidie? Beck ha riscontrato che questi individui sviluppano più facilmente depressione, questa triade cognitiva predispone alla depressione. Oggi le terapie che si ispirano all'approccio cognitivista sono considerate efficaci per una moltitudine di patologie.

Esistono tanti altri approcci e non basterebbe un libro per elencarli e descriverli tutti nei loro pregi e difetti, ma queste brevi battute non hanno l'obiettivo di esaurire il discorso sugli approcci terapeutici, bensì di dimostrare che esistono una moltitudine di prospettive, che spesso mandano in confusione, ma è solo conoscendo la molteplicità degli approcci che possono riacquisire fiducia anche quelle persone che si sono già recate dallo psicologo, ma non ne hanno avuto giovamento, perchè ognuno deve trovare l'abito più adatto al proprio corpo. Non esitare a contattarmi cliccando qui.
 
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