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Come gestire una crisi di coppia


La nascita di un amore è un evento felice, accompagnato da passione, irrazionalità, accettazione incondizionata. La tempesta ormonale stravolge la vita dei partner e rende tutto un continuo fruire di esperienze piacevoli e indimenticabili. Ogni coppia, tuttavia, dovrebbe sapere che prima o poi quella tempesta ormonale non avrà più la stessa intensità e che l’irrazionalità che caratterizza la fase dell’innamoramento lascia il posto all’amore. Si potrebbero scrivere pagine e pagine su cosa sia l’amore, ma è bene partire da una considerazione pragmatica e fermarci a questa: l’amore non è innamoramento. Ciò vuol dire che non ha la stessa irrazionalità dell’innamoramento, ma non per questo è un sentimento meno nobile e intenso, amarsi vuol dire “accettare” l’altro per com’è, ma per accettare l’altro bisogna innanzitutto riconoscerne il suo modo di essere. Nell’innamoramento il partner è la proiezione di un proprio ideale, in amore il partner è una persona con una propria individualità, con pregi e difetti che un tempo si stentava a riconoscere. La transizione dall’innamoramento all’amore richiede di essere assecondata, accompagnata, riconosciuta e vissuta con consapevolezza. L’innamoramento è una passione che viene subita, l’amore, invece, va costruito e richiede un ruolo attivo.
In questa fase non febbrile e caratterizzata da maggiore disillusione possono nascere diverse crisi di coppia.
 

Perché una crisi matrimoniale?

Nelle coppie sposate o con lunga storia alle spalle, la crisi è un evento più drammatico rispetto alle coppie consolidatesi da pochi anni, sia perché la separazione, dopo un lungo rapporto, è un evento assai penoso perfino per i partner che vivevano una situazione insoddisfacente da lungo tempo, sia perché è più difficile disfarsi di tali relazioni sentimentali quando i partner condividono non solo un sentimento, ma anche dei figli, una casa, un sacramento e dei beni materiali. Pertanto, parlare di crisi di coppia significa quasi sempre parlare di crisi matrimoniale. Perché avviene una crisi matrimoniale? Non è semplice dare una risposta dal momento che ogni caso è una storia a sé, tuttavia si possono rintracciare delle costanti:
-          La concezione dell’amore. Ogni essere umano si ritiene un libero pensatore, ma esiste un dato di fatto: siamo inevitabilmente legati al tessuto sociale e culturale di appartenenza, dal quale acquisiamo valori, significati, concezioni del mondo. Questo dato non mette in dubbio l’individualità e l’originalità che caratterizza ogni persona, ma evidenzia l’esistenza di una trama di significati che vengono mediati dalla nostra società, alla quale partecipiamo fin da subito tramite il più piccolo tassello che la compone: la famiglia. La concezione che abbiamo dell’amore non fa eccezione: è nata anch’essa in un contesto sociale. Gli insegnamenti genitoriali e religiosi, la scuola, i film, le canzoni, i libri ci trasmettono ogni giorno una certa idea di amore.  In questa concezione tradizionale che ereditiamo trovano poco spazio quesiti esistenziali che concernono la natura intima dell’essere umano. Emerge una visione di amore valida per tutti e che prevede una serie di passaggi obbligati che vanno dalla conoscenza alla procreazione passando per la convivenza e il matrimonio. Si delineano i confini netti di una “relazione”, che poco hanno in comune con il sentimento amoroso. Una relazione è un insieme di aspettative e regole, l’amore è qualcos’altro.  Nulla viene detto su come coltivare un amore su misura, sulla necessità di assecondare i cambiamenti che inevitabilmente coinvolgeranno le individualità dei partner nell’arco dei decenni, mentre traspare l’idea che l’amore sia una trama fitta di reciproci impegni da rispettare, inevitabilmente. Traspare l’idea di una relazione come mero strumento per trovare appagamento ai propri bisogni affettivi, dove ogni partner ha il dovere di rispondere in maniera adeguata alle aspettative e ai bisogni dell’altro senza mai deludere. Il partner è lo strumento che serve per compensare tutti i bisogni affettivi, e se quei bisogni svanissero perderebbe perfino senso la sua funzione. E’ per questo motivo che, in fondo, ogni elemento della coppia vorrebbe inconsciamente che l’altro fosse sempre vacante di qualcosa, che si divertisse, ma entro certi limiti, che avesse degli amici, ma entro certi limiti, che non diventasse mai indipendente. E’ fuori discussione l’idea di un amore inteso come qualità da coltivare in ognuno di noi, a prescindere dalla relazione e dal partner, una forma di rispetto per la propria natura, di riconoscenza nei confronti della completezza che la vita ci ha donato, ma caratterizzato, nonostante tutto, dalla decisione di condividere, quando se ne avverte la necessità, tale completezza e appagamento con il partner, nel rispetto della sua natura e dei suoi spazi e nel tentativo di renderlo un’entità libera e felice. Emerge spesso l’idea di un amore poco flessibile, un abito che deve calzare a tutti i costi su entrambi i partner, qualunque cosa accada. In questa matrice relazionale l’amore viene subissato di regole, di aspettative, di richieste, di reciproci bisogni insoddisfatti. Ne può nascere un senso di oppressione, di artificiosità
-          Mancanza di rinforzi. I primi momenti di ogni coppia sono felici in quanto è semplice “ricompensare” il partner. In preda alla tempesta ormonale ogni contatto fisico rappresenta di per sé un rinforzo e basta già la sola presenza del partner ad essere motivo di benessere. E’ la fase della sperimentazione, dove ogni esperienza è unica e ogni gesto viene compiuto per la prima volta.  Con il passare del tempo, però, le proprietà rinforzanti di questi comportamenti affettuosi possono diminuire, fino a sparire ed è necessario trovare nuovi stimoli;
-          Divergenze. Nella prime fasi di una relazione le piccole divergenze comportamentali vengono appiattite, sia perché si tendono a smussare i lati incompatibili del proprio carattere sia perché le grossolane divergenze passano spesso inosservate. Più difficile è tralasciare le incompatibilità dopo diversi anni, quando quelle piccole divergenze, che un tempo venivano ritenute addirittura complementari rispetto al proprio carattere, diventano muri insormontabili. E’ il caso di una persona eccessivamente organizzata e meticolosa che ha un partner poco organizzato e coscienzioso. Se in un primo momento la divergenza viene vissuta come un completamento, a distanza di anni si può trasformare in un “muro contro muro”.
Le divergenze caratteriali, la mancanza di gesti che un tempo rendevano la coppia felice per la loro stessa natura, una concezione di amore rigida e poco flessibile al cambiamento, possono innescare una serie di conflitti. Dei piccoli diverbi possono tradursi in grandi conflitti quando vengono affrontati nel modo sbagliato. Lo schema che dà vita a una crisi segue una trama ben precisa: una ragione scatena il conflitto, uno dei partner alza i toni, l’altro si mette in difensiva e poi contrattacca, ognuno resta fermo sulle proprie rigide posizioni. Si raggiunge un’impasse. In un’ipotetica coppia il cui tema del conflitto sia la dicotomia indipendenza/vicinanza, dove lui, per natura, tende a volersi ritagliare degli spazi di solitudine nel quotidiano e lei, per natura, ricerca maggiori attenzioni, arriva allo scontro nel momento in cui lei coglie lo spunto per attaccare il partner di una mancanza e lui, sentendosi sopraffatto e vedendo, ancora una volta, minacciata la sua indipendenza, adotta un atteggiamento difensivo.
 

Crisi di coppia: uscire dall’impasse

Una crisi viene sempre generata da un conflitto su un tema, tuttavia non sempre basta risolvere quest’ultimo per porre fine a una crisi, in quanto il conflitto è solo la goccia che fa traboccare il vaso. Spesso è necessario agire sulle cause che determinano una situazione instabile e conflittuale. Due sono le grandi macrocategorie di intervento: l’accettazione e il cambiamento. La preghiera della serenità recita: «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza». Accettazione e cambiamento sono solo apparentemente due concetti differenti, ma sono due lati della stessa medaglia, in quanto l’accettazione conduce al cambiamento, ma cambiare significa anche imparare ad accettare.
-          Accettazione. Come si è detto due partner hanno delle inconciliabili differenze, è inevitabile. Se queste differenze volessero essere appiattite allora bisognerebbe dichiarare guerra alla stessa natura dell’altro partner, ma significherebbe, nello stesso tempo, concretizzare un’idea artificiosa di amore. Come accettare le divergenze, senza che queste diventino dei motivi di conflitto? Uno dei metodi consiste nel favorire l’empatia. Nell’esempio precedente della donna che si sente abbandonata dal partner, il quale vorrebbe una maggiore indipendenza, le accuse di lei favoriscono un atteggiamento difensivo. Per favorire l’empatia, cioè la condivisione dei propri sentimenti, bisogna innanzitutto esprimere quei sentimenti attraverso delle “aperture morbide” che colleghino un’azione specifica al sentimento che la persona sta provando, nell’esempio precedente “quando mi lasci a casa senza dirmi dove vai mi sento sola e poco considerata”, che è ben diverso da “ogni giorno mi rendi triste” o “sei un lurido bastardo”! Per sviluppare tale abilità è necessario un “cambiamento” che preveda l’acquisizione di abilità comunicative efficaci. Un’altra strategia è quella di riconoscere le modalità tipiche con cui si scatenano i conflitti e prendere consapevolezza dei pattern disfunzionali di azioni che conducono all’“arroccamento” sulle proprie posizioni e alla chiusura dei due partner. Analizzare il tema del conflitto in maniera lucida permette di prendere le distanze dal problema e di maturare la volontà di affrontarlo e risolverlo. Esistono, in ultimo, strategie per sviluppare la tolleranza ai momenti di conflitto: per esempio discutere quando la rabbia è diminuita e i battiti cardiaci non sono accelerati in quanto una condizione di rabbia fisiologica predispone all’attacco, è nella natura dell’essere umano. La ricontestualizzazione dei problemi è un’altra delle varie strategie per sviluppare tolleranza;
-          Cambiamento: per cambiamento si intendono non solo i compromessi che i partner raggiungono smussando alcuni aspetti del proprio carattere, ma anche i cambiamenti di processo relativi alla comunicazione o alla modalità di discussione e di problem solving. Non può mancare, inoltre, la pianificazione di attività che la coppia può svolgere insieme e che tende a migliorare la vita di coppia.
 
Il ruolo del professionista nella gestione di una crisi matrimoniale è fondamentale. Rivolgersi allo psicologo vuol dire innanzitutto maturare la consapevolezza che è arrivato il momento di una svolta e assumersi l’impegno di superare la crisi, ma anche poter trarre vantaggio dalla conoscenza di un professionista che, con un atteggiamento di apertura e imparzialità, cerca di inquadrare, dall’esterno, delle problematiche che i due partner invischiati nella crisi non potrebbero analizzare con la dovuta lucidità. Non esitare a contattare lo psicologo online.
 
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