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Come gestire l’ansia


Non servono molte parole per spiegare l’ansia: è una delle sensazioni più conosciute. E’ uno stato di agitazione, di tensione, di preoccupazione, è una sensazione di intensa irrequietezza che attiva l’organismo in vista di qualcosa di spiacevole che potrebbe accadere da un momento all’altro.
Normalmente tendiamo a concepire l’ansia come una sensazione estremamente spiacevole, perciò inutile e tutti i costi da evitare. Se è vero che è una sensazione penosa, è altrettanto vero che non è sempre inutile, in quanto nasce per rappresentare una risposta adattiva dell’organismo a una situazione di pericolo. Lo stimolo pericoloso innesca una serie di reazioni fisiologiche che predispongono il corpo all’attacco o alla fuga. Uno di questi cambiamenti fisiologici consiste nell’aumento dell’adrenalina: un ormone che aumenta l’ossigenazione dei muscoli e renderebbe più performante un eventuale attacco o la fuga.
Non tutte le reazioni d’ansia sono adattive ovviamente, in quanto non sempre sperimentiamo ansia in presenza di un reale pericolo che richiede di massimizzare le nostre performance, né l’ansia è sempre una reazione commisurata alla natura e all’intensità dello stimolo e diventa un problema quando non comporta nessun vantaggio in termini di risultato.  Ad esempio una reazione d’ansia non troppo elevata nel periodo che precede un esame permette di impegnarsi a fondo per arrivare con la giusta preparazione al giorno dell’esame, ma, una reazione d’ansia eccessivamente elevata potrebbe causare un blocco e, di conseguenza, l’incapacità di apprendere efficacemente e di arrivare preparati adeguatamente. Una leggera reazione d’ansia che segue un appuntamento con una persona che non conosciamo è fisiologica, un eccesso costituirebbe un freno alla relazione sociale. L’ansia fa parte delle strategie di cui l’uomo dispone nella sua cassetta degli attrezzi, rappresenta un utile strumento per fronteggiare i pericoli, ma come ogni strumento può essere utilizzato in maniera proficua o meno.

Quando l’ansia è patologica?

Non sempre l’ansia è patologica. Lo diventa quando è una reazione persistente, costante, spropositata rispetto allo stimolo che la causa e di conseguenza genera problemi di ordine relazionale, lavorativo, sociale, scolastico.
Esistono diversi tipi di ansia, ne verranno qui elencati i più rilevanti, senza l’obiettivo di volerne esaurire le molteplici sfaccettature:
-          Ansia generalizzata: è una sensazione di costante e spiacevole preoccupazione che coinvolge una moltitudine di eventi della vita quotidiana, quando si dice “quella è una persona davvero ansiosa” in riferimento a una persona che è vive ogni cosa con ansia, spesso si parla, inconsapevolmente, di ansia generalizzata. Si caratterizza per essere eccessiva sia come intensità che come durata e frequenza, rispetto all’entità degli stimoli che la causano;
-          Disturbo di panico: a differenza dell’ansia generalizzata ha un esordio immediato, improvviso, ma dura solo una decina di minuti. L’intensità è molto elevata, si ha la sensazione di essere sul punto di morire o di svenire. E’ accompagnata da una moltitudine di sintomi tra cui: tremori, sudorazioni, dolori al petto, tachicardia, aumento della pressione sanguigna, vampate, paura di perdere il controllo, formicolii agli arti.
-          Fobia specifica: è una reazione d’ansia che segue uno specifico stimolo (un ragno, un serpente, uno spazio chiuso, il buio ecc.). E’ una paura intensa e irrazionale, in quanto non trova una motivazione valida: si potrebbe avere la fobia di un piccolo e innocuo insetto.
-          Ansia sociale: è la paura intensa di esporsi ad una situazione che ha come rischio quello di essere giudicati da una serie di persone che non sono familiari.
 

I sintomi dell’ansia

L’ansia è una reazione emotiva complessa e multi componenziale. Come tutte le emozioni ha una componente:
-          Fisiologica: aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, aumento della quantità di adrenalina e di conseguenza dell’ossigenazione dei muscoli, aumento della sudorazione e dilatazione delle pupille;
-          Emotiva: la spiacevole sensazione di apprensione, preoccupazione, tensione;
-          Cognitiva: l’idea che qualcosa di spiacevole stia per accadere, il rimuginio;
-          Comportamentale: rientrano in questa categoria tutto ciò che viene fatto in risposta all’ansia, per esempio le strategie di evitamento di uno stimolo, oppure la gestione dell’ansia tramite uso di sostanze alcoliche.
 

Come affrontare l’ansia

L’ansia diventa un problema quando intralcia la vita di una persona, per esempio impedendoci di conoscere persone, sostenere esami, partecipare pienamente alla vita sociale, tenere un colloquio di lavoro, avere un partner. Pensiamoci bene: se, nonostante l’ansia, riuscissimo a sostenere esami, conoscere nuove persone, tenere un colloquio di lavoro, frequentare un partner, l’ansia sarebbe un problema di entità inferiore, perché sarebbe solo quella spiacevole sensazione che si prova mentre si continua a vivere la propria vita. Nell’ottica delle psicoterapie di terza generazione viene sottolineato come uno dei problemi sia proprio l’evitamento, ossia l’insieme delle strategie che inducono la persona a restringere il repertorio comportamentale e le situazioni di vita per evitare di sperimentare questa spiacevole sensazione. In questo modo, tuttavia, se da un lato l’ansia viene almeno apparentemente controllata, dall’altro lato non rappresenta né una soluzione per guarire l’ansia, né una strategia valida per vivere appieno la propria vita. In presenza di un disturbo d’ansia bisogna chiedersi, quindi: c’è qualcosa che vorrei fare e che non faccio perché sono costantemente frenato dall’ansia? Se la risposta è affermativa l’ansia sta limitando le proprie opportunità. Come venirne a capo? Per gestire l’ansia bisogna agire sulle diverse componenti che la caratterizzano. In altre parole bisogna limitare l’attività fisiologica che è tipica dell’ansia e che tiene il corpo costantemente teso, ma senza trascurare gli aspetti cognitivi ed emotivi dell’ansia, ossia il rimuginio continuo, le preoccupazioni e, infine, pianificare quelle attività che si vorrebbero porre in essere nel quotidiano, ma che sono state in passato limitate dall’ansia e che rappresentano, in questa fase, un valido criterio con cui valutare la misura in cui si sta fronteggiando l’ansia: “quali attività prima non potevo porre in essere mentre ora riesco a portarle a termine?”. Gli esercizi di mindfulness, per i quali si rimanda all’articolo corrispondente per approfondire l’argomento, si sono rivelati efficaci per gestire l’ansia, in quanto permettono di agire sulle diverse componenti che la caratterizzano e di confinarla entro uno specifico limite, rendendola un’entità che, anche laddove non completamente scomparsa, resta al di fuori delle forze che concretamente agiscono sulla mente di una persona.
Se hai bisogno di chiarimenti non esitare a contattare lo psicologo online.
 
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